• elda

LA PRIMAVERA ANTICIPATA

Aggiornato il: apr 9

Di giorno il rumore. Le persone inseguono quel poco di normalità che è rimasta. Se possono escono a lavorare, gironzolano per la città vuota sedendosi per terra nelle piazze a bere birra, fanno la fila davanti ai supermercati, entrano nei negozietti di quartiere a comprare il gelato ai bambini, si parlano da un marciapiede all'altro, si addentrano nei boschi perdendosi tra gli alberi. Suadente, sfacciata, la primavera le attira con cieli primordiali dai quali, come in una perversa alleanza con il virus, è finalmente riuscita a scacciare gli aerei rimpiazzandoli con una luce nuova che alimenta lo sfarzo dei fiori sugli alberi.

Di notte il silenzio. Non sanno dove andare, di notte. I locali sono chiusi. Forse a breve inizieranno a passeggiare anche al buio, ma per ora la strada tace. Sdraiata a letto, rivorrei le loro grida, i loro litigi, la loro strafottenza, i rombi dei loro motori. Perché prima era facile incolparli di tenermi sveglia, mentre ora la sola responsabile della mia insonnia sono io. E il profumo della notte non aiuta. Nessuno mi aveva parlato dell'infelicità che si prova quando si punisce chi si ama. Neppure se la punizione è giusta o meritata. È doloroso infliggere dolore. Mia figlia ancora non lo sa e ora dorme.

La sfioro e vorrei che approfitti della vita, che goda della bellezza dei fiori di ciliegio, anche quando fioriscono troppo presto e attirandoci ci distraggono, facendoci sbandare.

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