LA FORZA DELLA NOTTE
- elda

- 16 lug
- Tempo di lettura: 1 min

Al buio gli eventi si amplificano. Ciò che di giorno resta in ombra, di notte si mostra, approfittando del chiaroscuro che mimetizza gli eccessi. Le risate scivolano nello sghignazzamento, nelle bottiglie rotte, nello scoppio di petardi, mentre i disperati non trovano pace e si sfogano cozzando contro ciò che trovano: oggetti oppure persone. In estate le nostre stanze sono invase dalle loro voci, soprattutto da chi si siede sulla panchina ad aspettare il tram, anche quando sa che il prossimo passerà solo dopo quattro o cinque ore. I momenti preferiti sono quelli pretestuosi: a ridosso di una vittoria sportiva si può dare una legittimità ai propri sfoghi. E quando all’una di notte scoppia la gioia obbligata, le sirene devono squillare, i corni suonare, i motori rombare e le strade ballare.
Chi era protagonista del proprio abbandono, all’improvviso soffre di più. Spronata dal baccano, una donna si unisce ai cori, entrando in competizione con loro e ululando di dolore. Mischiando parole al rumore, modula la potenza, tiene il ritmo. La sento che si sforza, come se il suo istinto animale fosse diventato una questione di dignità. Tengo gli occhi chiusi per abitudine, nonostante abbia rinunciato a dormire, e l’ascolto. Non capisco le parole, ma il tono sì. Penso che se non urlasse, di lei non mi sarei accorta e se anche per caso l’avessi scorta acquattata dietro le foglie, non mi sarebbe importato. Invece ha deciso di farsi sentire e io ora penso a lei e a chi potrebbe essere. Finché la notte durerà, resteremo unite: lei performer, io spettatrice.



Commenti