top of page
  • Immagine del redattoreelda

IL TEMPORALE

Un indolente pomeriggio su un’isola del Mediterraneo, seduta in veranda a fare test della personalità con la figlia adolescente in cerca di risposte, mentre mangio gelato al cioccolato di Modica che non dovrei mangiare e che la figlia più saggiamente di me non mangia perché dice di non aver fame - come se io ne avessi - con la compagnia dei lampi che, avvicinandosi, si trasformano in tuoni e del vicino di villetta che rutta scoordinato, a caso tra un tuono e l’altro, che se almeno andasse a ritmo quasi quasi lo si potrebbe tollerare. Una siepe ci separa, per la privacy, che però non tiene conto dei rumori. Il cielo grigio promette pioggia ma probabilmente non pioverà. I tuoni ci avvolgono e ora il vicino ridacchia con voce catarrosa, esprimendosi in una lingua indefinita, nordica. Chissà cosa capisce di questo posto, dove vengo da ormai vent’anni e che neppure io capisco davvero. Le pecore sono rientrate all’ovile e belano dietro un‘altra siepe ancora. Il limite tra villeggiatura e natura è sottile, così come lo è quello tra villeggianti e locali: una membrana che permette di vedersi, ma che non si lacera mai, gli uni di qua, gli altri di là. Io avviluppata dentro questa materia appiccicaticcia - come una placenta, come un sacchetto di plastica che galleggia in mare lurido, lacero, viscido - che fa da confine e mi trattiene nel mezzo. Ora anche la vicina ride. La immagino con i capelli biondi cenere, un sorriso malato, un boccale di birra in mano. La figlia ha finito il test e si è ritirata dentro la villetta, al riparo. Io rimango sulla veranda e quando inizia a piovere - perché alla fine piove davvero - non mi sposto lasciando che metà del mio corpo si bagni mentre lotto contro una zanzara già attiva prima del crepuscolo.

26 visualizzazioni0 commenti

Post recenti

Mostra tutti

MOVIMENTO

Comments


bottom of page